mercoledì 16 dicembre 2009

Tomorrow

Domani. Una parola che può racchiudere speranze e paure.
Domani saluto Londra, casa mia per questi tre mesi. Ma c'è stato un momento preciso in cui ho cominciato a sentirla davvero casa: il primo dicembre, quando sono scesa da Edimburgo. Sono salita sul treno a Waverley e mi sono detta: “Si torna a casa.” E questo ho sentito quando sono tornata, sono scesa a King's Cross con un vago senso di familiarità... per poi ritrovarmi di fronte un enorme cartello con freccia indicante destra e scritto “NEW UNDERGROUND ENTRANCE”. E che cavolo, son stata via neanche 4 giorni e già mi cambiate tutto? Fredda, spietata Londra dal cuore di pietra. Una di cui non ti puoi innamorare, ma dopo un po' ti ci affezioni. Una con cui tutti vogliono farsi un giro, ma nessuno lo sceglie per sempre, come fosse una persona. Però non la dimenticherai, non tanto facilmente, soprattutto quando stai lasciando l'isola di Gran Bretagna senza sapere quando ci rimetterai piede. Ma ti dici: “L'importante è che sia un quando, non un se.” E ti chiedi: “Sono io l'artefice del mio destino? O sta scegliendo lui per me?” Personalmente sono per i compromessi; ci faremo una bella chiacchierata, io e my Destiny, per decidere un po' che fare.

Per ora solo dubbi e paure sul domani, non si può vivere di ricordi. Ma anche se è il domani a spaventarmi, la paura si fa sentire oggi, perché so che non sono pronta. Forse domani, domani è un altro giorno.


TOMORROW

And I wanna believe you,
When you tell me that it'll be ok,
yeah I try to believe you,
But I don't

When you say that it's gonna be,
It always turns out to be a different way,
I try to believe you,
Not today, today, today, today
(Today)

[Chorus:]

I don't know how I'll feel,
tomorrow, tomorrow
I don't know what to say,
tomorrow, tomorrow,
is a different day,


It's always been up to you,
It's turning around,
It's up to me,
I'm gonna do what I have to do,
just don't

Give me a little time,
Leave me alone a little while,
Maybe it's not too late,
not today, today, today, today, today...

[Chorus:]

I don't know how I'll feel,
tomorrow, tomorrow
I don't know what to say,
tomorrow
(tomorrow)
Tomorrow is a different day

Hey yeah, hey yeah, hey yeah, hey yeah,
and I know I'm not ready,
Hey yeah, hey yeah, hey yeah,hey yeah,
maybe tomorrow

Hey yeah, hey yeah, hey yeah, hey yeah yeah yeah,
I'm not ready,
Hey yeah, hey yeah, hey yeah, hey yeah,
maybe tomorrow

And I wanna believe you,
When you tell me that it'll be ok,
Yeah I try to believe you,
Just not today, today, today, today, today...

Tomorrow... it may change [3x]
Tomorrow... It may change


by Avril Lavigne



Video del live. Passate avanti il primo minuto se preferite, perché parla al pubblico.
Tomorrow Live in Amsterdam 2003 (watch it, it's definitely worth it)


Nota finale: stamattina è nevicato!

lunedì 7 dicembre 2009

The last ten days

In realtà stamattina dovrei uscire, ma per il momento s'è messo un certo vento. Dico per il momento, perché qua stiamo sempre con la speranza che cambi all'improvviso, quindi voglio darmi 60/90 minuti e poi esco.

Devo uscire per fare una cosa e poi per il resto volevo andarmene un po' in giro per la città, visto che ormai sono entrata negli ultimi 10 giorni qui. Non è andata come si sperava, ma questo si era già capito da un pezzo. Forse mi toccherebbe riflettere su quello che è stato, ma ora come ora riesco a guardare solo in avanti e pensare che devo lasciare questo posto che, pur con tutti i suoi "contro" (che non sono pochi), mi piace così tanto. Non si tratta solo del senso di libertà e di indipendenza, è proprio il posto, solo che è un discorso allargato che faccio ora, ancora un po' troppo. Come posto intendo il Paese in generale, è probabile che io ancora non abbia trovato la giusta dimensione e di conseguenza una città precisa. Londra resta bellissima, ma forse non era quella giusta per me, se anche avessi avuto la possibilità di mantenermi qui comunque sarebbe arrivato il momento in cui mi sarei spostata; nonostante tutto però non porterò alcun rancore e manterrò i ricordi belli di questa esperienza.

Quello che più mi spaventa invece è tornare in Italia: partire per una città senza sapere cosa ti darà ma che ti dà almeno il beneficio del dubbio è diverso dal ripartire per quel posto che hai lasciato perché avevi la certezza che non ci stavi bene. Sì, mi spaventa. A parte che i primi giorni in cui andrò in giro rischierò la vita, perché mi ci vogliono almeno tre giorni per tornare a fare sinistra-destra spontaneamente prima di attraversare, già testato qui, ma con la differenza che qui i guidatori si fermano quando attraversi sulle strisce (ok, non tutti, è vero, ci sono sempre le teste calde anche alla guida, ma mi sarà capitato 1 volta su 15 qualcuno che non si ferma). Mi farà strano vedere la gente che non si mette in fila da sé, ma vuole passarti avanti usufruendo anche della collaborazione dell'impiegato di turno; mica come mi successe da Sainsbury's, quando mi ero messa in fila per pagare e arriva una signora dall'altro lato che svolta verso la cassa senza vedermi, non l'aveva neanche fatto apposta, ma il cassiere le dice che c'ero prima io (che a quel punto stavo dietro e anche piuttosto distante) e lei avrebbe dovuto mettersi in fila e aspettare. La signora, mortificata, si è scusata diverse volte. Uno direbbe: "Ma è normale che sia così." Beh, non sempre...non sempre.
Saranno tante piccole cose che mi renderanno presto insofferente, again. Non so dove sia il mio posto qui, ma sono certa che non è lì, è una sensazione che ti senti addosso e non te la puoi scrollare così facilmente. E considerando questo, sono arrivata a pensare che ci voglia più coraggio a prendere la decisione di tornare che quella di partire. L'unica cosa che posso fare è guardare questo nuovo annuvolamento nella mia vita con gli stessi occhi con cui guardo il cielo inglese: sempre con la speranza che cambi all'improvviso.

venerdì 4 dicembre 2009

IELTS Results

Esattamente 13 giorni dopo aver sostenuto l'esame, era il 21 novembre infatti, stamattina sono andata a Covent Garden (scendendo a Holborn) a ritirare i risultati dell'esame dell'IELTS. Pensavo di trovare più gente e che mi sarebbe toccato aspettare, invece non c'era nessuno a parte una ragazza cinese e un altro ragazzo, che però credo più che si dovessero iscrivere all'IELTS e non ritirare i risultati.
Comunque la cosa è stata molto veloce, presenti il passaporto, l'impiegato entra nell'ufficio e ne esce con la busta a tuo nome. L'ho presa, ringraziato e ovviamente l'ho aperta prima ancora di uscire, queste cose con la busta chiusa mettono ancora più curiosità. Ecco i miei risultati, direttamente dal mio Test Report Form (con tanto di foto mia con faccia da criminale, ma ve la risparmio per questa volta, eheh):

Listening 9.0 Reading 9.0 Writing 8.0 Speaking 7.5 Overall Band Score 8.5

Che dire? Soddisfatta, certo, sicurissimamente. Ma girato il foglio mi sono fatta una risata. Dietro infatti ci sono le indicazioni per una sorta di conversione dell'IELTS negli altri esami Cambridge ESOL, e per loro risulta essere così:

IELTS 4 o 4.5 = PET (B1 secondo il Quadro Comune Europeo Di Riferimento)
IELTS 5 o 5.5 = FCE (B2 secondo il QCER)
IELTS 6 o 6.5 = CAE (C1 secondo il QCER)
IELTS 7 o 7.5 = CPE (C2 secondo il QCER)

Excuse me??!? I don't think so!

Io ho fatto FCE, CAE e IELTS. Sarei quasi tentata di dire che l'IELTS è il più facile dei tre, ma non voglio esagerare, per cui mi limiterò a dire che tra CAE e IELTS è più pesante il CAE, quindi non oso immaginare cosa sia il CPE e certo non lo comparerei ad un 7 dell'IELTS, visto che secondo me uno che fa il CAE non vale solo 6.5, come infatti ho dimostrato io stessa.
In questo mesetto scarso in cui mi sono preparata per l'esame, ho appunto preparato l'esame in sé, d'inglese come lingua in effetti non ho fatto nulla di nuovo. Certo, stare a Londra mi ha fatto migliorare nel Listening, per un concetto all'inverso, cioè sentendo tanto inglese di stranieri, ora il British English mi suona chiaro e cristallino. Ma per il resto sono andata là con la preparazione del CAE (al quale tra l'altro avevo preso B, ma avevo il Listening giù anche perché si fa come ultima prova, dopo già 3 ore e mezza di esame, non è che uno ha tanta lucidità per sentire il CD che dice), e se anche consideriamo un mio miglioramento non vedo tutto questo cambiamento da giustificare 2 interi punti di differenza.
La mia conclusione è che questa conversione, equipollenza, whatsitsname o come la si voglia definire è sbagliata!
Ho anche una mia personale opinione su questa questione: il fatto è che l'IELTS è un esame "aperto a tutti", infatti è come se fosse un test d'ingresso, lo fai e in base al voto si capisce a che livello sei. Gli altri esami, tipo FCE e CAE, sono già ad un livello prestabilito e tu sostieni l'esame per vedere se sei davvero a quel livello, altrimenti non lo passi. Di conseguenza nell'IELTS si trovano anche domande faciline, con risposte ovvie, per far sì che anche i più debolucci riescano a concludere qualcosa. Beh, una cosa del genere al CAE te la sogni! Tutte le domande sono difficili e nessuna è ovvia, perché sono tutte a livello C1, Avanzato. Da ciò si può capire come l'IELTS risulti più leggero e anche più fattibile sotto certi aspetti. Questo vale sfacciatamente per prove strutturate come Listening e Reading, in cui prevale l'aspetto passivo visto che non si richiede la produzione, ma va a toccare un po' anche Writing e Speaking, perché se gli esaminatori sono abituati a leggere anche "orrori", nel momento in cui uno scrive meglio risalta subito agli occhi, e stessa cosa per l'orale. Se invece gli esaminatori stanno facendo una sessione del CAE, sicuramente tutti i candidati sono ad un certo livello, così loro leggeranno e sentiranno sempre un inglese di un certo livello, quindi col cavolo che risalti!

Se qualcuno che ha fatto il CAE mi sta leggendo, suggerisco di farvi tranquillamente pure l'IELTS senza timori, che ve li magnate a colazione!

Era giusto per chiarire, per il resto contentissima! :)

giovedì 3 dicembre 2009

Di ritorno da Edimburgo

Prima di cominciare a raccontare dei miei quasi quattro giorni ad Edimburgo, voglio ringraziare ancora Michele per la sua "ospitalità torrese", che ha facilitato di molto il mio soggiorno in Scozia. Senza di lui non sarebbe andata com'è andata.

Ho viaggiato in treno e ne è valsa la pena, mi sono goduta un bel po' di paesaggio inglese prima e scozzese poi. Arrivo puntualissima a Waverley e subito c'è l'impatto col freddo, roba che a Londra a confronto faceva caldo! Effettivamente le temperature si sono mantenute bassine durante tutto il mio stay there. Dopo essere andati a casa sua, Michele mi riporta in centro a piedi, cosa impensabile a Londra, in cui già per il centro devi muoverti con la metropolitana. Già solo in quel giro vedo molto, e già ne resto affascinata. Passare per il Royal Mile poi è stata la conferma. Forse sono una che si entusiasma con poco, o meglio forse una che si entusiasma per determinate cose. In effetti, se si pensa che volevo vedere Edimburgo da 3-4 anni ormai, direi che è anche comprensibile. Domenica il tempo non c'è stato propriamente favorevole (vento e pioggia), ma almeno il giorno di Sant'Andrea è uscito proprio un bel sole, così la mattina mi sono visitata tranquillamente il Castello, dove ho anche incontrato Alekos finalmente! Peccato che avesse poco tempo a disposizione, per cui è stato un incontro-lampo. Approfittando di esser capitata nei giorni in cui l'entrata a molte attrazioni turistiche fosse gratis, siamo andati anche allo Zoo.

A parte l'itinerario, quello che era importante per me era l'impressione della città. Quella è stata certamente positiva. Per certi versi mi ha ricordato un po' Dublino, anche se comunque ci manco da più di 6 anni ormai, e Alekos ci ha tenuto subito a dirmi: "Però Edimburgo è più bella di Dublino." Eh, dal fare un vero e proprio paragone mi astengo, sempre per il troppo tempo passato. Anche con Londra mi è difficile impostare un confronto perché troppo diverse, mi sa. C'è qualcosa di fondo però che me le fa piacere tutte e due (direi tutte e tre se fossi tornata a Dublino recentemente). Sarà il Paese? ;P
Ma quello che mi sento di poter dire è che ho trovato Edimburgo come città con un'identità, cosa che Londra sembra non avere. Sì, è vero, gli stranieri ci sono e non sono neanche pochi, però è stato diverso. Sarà che qui abbiamo toccato l'apice, quindi qualsiasi posto a confronto risulta essere più definito sotto questo punto di vista.



A domani con i risultati dell'IELTS.

giovedì 26 novembre 2009

Io e la Scozia

La mia storia con la Scozia inizia all'incirca all'età di 5/6 anni, ed inizia col personaggio che vedete ritratto a lato. Avevo appena imparato a leggere e nonostante non disdegnassi altri generi di lettura, i fumetti mi attiravano molto. Le storie con Topolino mi piacevano soprattutto quando si trattava di risolvere qualche caso poliziesco o quando lui e Pippo venivano spediti in giro per il...tempo da Zapotec e Marlin, ma il mio mito diventò presto un altro. Paperon de' Paperoni (nome originale: Scrooge McDuck), il papero miliardario, penso che lo conosciate tutti. Di tanto in tanto, su Topolino o anche altre riviste dedicate, uscivano delle rubriche in cui si raccontava la storia dei nostri amati personaggi, e certo io non mancai di prestare attenzione a quella del mio preferito. Non voglio star qui a raccontarvi tutta la sua storia, perché sarebbe molto lunga, quindi abbrevierò dicendovi che zio Paperone è scozzese, precisamente di Glasgow. A volte su Topolino pubblicavano storie in cui, raggruppati i nipoti, partiva la spedizione per la Scozia alla ricerca di qualche tesoro, e puntualmente si finiva in un castello infestato da qualche fantasma. Quindi per me la Scozia era la casa di zio Paperone (vestito col kilt per l'occasione, e io adoro il tartan, verrà da lì anche questo), dove c'erano tanti castelli pieni di fantasmi. Chiamatelo stereotipo! Ero piccola e probabilmente non avevo neanche la concezione geografica della Scozia, non avrei saputo dire bene dove si trovasse, sapevo solo questo ma bastava ad affascinarmi.

Un altro ricordo che ho da piccola della Scozia è invece legato ad un videogame: European Football Champ del 1992, su Amiga. Ebbene sì, la Scozia a quell'edizione degli Europei c'era! E siccome la grafica di allora non permetteva poi molto (e il gioco stesso aveva qualche serio problema), le divise dei giocatori erano molto semplici, rigorosamente monocromatiche per quanto riguardava maglietta e calzettoni, senza una seconda scelta, per cui ad ognuna era stato assegnato un colore. Noi eravamo i celestini. Perché? Perché quelli blu scuro erano la Scozia. Quindi, sempre nella mia testa di bambina, la Scozia era quella blu che aveva fatto diventare noi celesti. Interessante, no? Tra l'altro il blu è il mio colore preferito. L'Inghilterra era quella rossa, e se non sbaglio la Francia viola e la Russia rosa!
Sempre mantenendoci in argomento, ricordo la Scozia a Francia '98. Ebbene sì, la Scozia a quell'edizione dei Mondiali c'era! In particolare ricordo Jim Leighton, portiere 40enne, era il più vecchio di tutti. Non stiamo qui per parlare della performance degli Scozzesi comunque.
Ci spostiamo sulla Formula 1, ma restiamo in quegli anni. Alla McLaren c'era David Coulthard. Ok, ora cambiamo un po' i toni perché devo confessare che io Coulthard non lo sopportavo proprio, soprattutto dopo quello che successe al GP del Belgio '98 (collisione con Schumacher, che sarebbe dovuto passare tranquillamente in quanto in fase di doppiaggio). Poi però prendemmo il gioco per PS, F1 '98 appunto. Bei ricordi, i pomeriggi passati a giocare a PS, eh? A F1 giocavo col mio migliore amico di allora, lui prendeva sempre Schumacher e io invece prendevo Coulthard, con lo stesso ragionamento per cui quando si gioca a calcio prendo l'Inter: se vinco sono contenta per me, ma se perdo almeno non mi dispiace del tutto. Comunque a furia di guidare con Coulthard (cioè dopo centinaia di GP) alla fine mi ci ero “affezionata”, si può dire. E quando vincevo a Silverstone doppia soddisfazione!

Chiusa la parentesi sportiva, resta l'approccio scolastico, però di quello ne ho già parlato un bel po'. Per quanto riguarda la musica invece, una decina d'anni fa mio fratello comprò due CD di musiche popolari dell'Irlanda e della Scozia, davvero molto belli, e che gentilmente mi ha lasciato a casa. ;) Mi piace la musica di quei luoghi, come pure i paesaggi. Molte altre cose si sono susseguite negli anni, piccole e grandi, ma in particolare credo che anche il viaggio in Irlanda sia servito a farmi valorizzare quel tipo di cultura, inevitabilmente diversa dal mondo anglosassone, o forse è Londra stessa ad essere fin troppo completa e mixata. Eh sì, dopo più di due mesi posso dirlo, anche se in fondo già lo sentivo. Avrò sempre il debole per l'Irlanda, mi sa. Ora resta da vedere che effetto mi farà Edimburgo. E anche se so bene che una capitale non fa un Paese, voglio almeno togliermi questo sfizio, per poi promettermi di andare un po' in giro in un secondo momento, spero non troppo lontano.

2 days left

mercoledì 25 novembre 2009

Al London Transport Museum

Sicuramente scrivere quel post sulla Piccadilly Line mi aveva portato a fare qualche ricerca che non si è fermata lì, ma è andata avanti. La storia della London Underground, detta anche Tube, mi ha incuriosita e non poco. Dopo aver letto svariate cose mi sono detta: "Ma io sono a Londra! Posso andare direttamente a vederle!"


Così oggi, complice anche la bella giornata, sono andata a Covent Garden (scendendo a Leicester Square, ovvio) e ho fatto visita al London Transport Museum. Come si intuisce dal nome, il museo traccia la storia dei trasporti di Londra, ovviamente parliamo di quelli pubblici, quindi si inizia dal 1800 fino ai giorni nostri. Subito dopo l'entrata c'è un tratto con squarci di mappe della metropolitana di Londra, ma anche di Parigi, New York e Tokyo, con relative immagini prese dalle stazioni o dalla strada. Si sale al Level 2 e si comincia a vedere la storia dei trasporti (stradari, ferroviari e fluviali) senza che manchino modelli in dimensioni reali o anche modellini più piccoli.

Al Level 1 si comincia finalmente a parlare di Underground, con tutti i lavori di scavo e i vari progetti falliti o inaspettatamente riusciti. Ci sono anche le ricostruzioni dei treni della metropolitana, che ovviamente sono andati modificandosi negli anni, e la cosa bella è che in un vagone almeno si può entrare, negli altri invece l'accesso è impossibile, ma ci sono dei manichini a rendere la situazione abbastanza verosimile. Personalmente mi è piaciuto molto vedere le antiche mappe della Tube, quando c'erano poche linee, a volte nominate anche diversamente da come le conosciamo oggi. Nell'ultimo modello di treno prima di quello attuale che viaggia per Londra, c'erano due signori già seduti che probabilmente si stavano riposando un po'; io li avevo visti, ma quando sono entrata ero più intenta a guardare le mappe e forse loro devono aver pensato che li avessi presi per manichini, perché il signore mi ha detto: "We're real, we're not models." e io: "I know." La scena comunque è stata molto divertente, ci veniva da ridere.

Ovviamente non mancava tutta la sezione sui bus, anche se ammetto di aver prestato meno attenzione a quella. La cosa divertente però è la ricostruzione del sistema di semafori, con tanto di pulsante dal lato opposto. Io l'ho premuto, ho aspettato, e quando mi è uscito l'omino verde sono passata dall'altro lato della sala! XP

C'è anche la ricostruzione dei treni di oggi, ma non dei vagoni passeggeri, bensì della cabina di comando, con tutti i pulsanti del caso. Inoltre, udite udite, c'è un vero e proprio simulatore di guida! Ti siedi, aspetti il segnale che ti avvisa che le porte si chiudono e si parte. Nella cabina si simula la Jubilee Line, fuori ce n'è un altro che simula la Northern (mi è piaciuta di più quest'ultima). Se volete avere un'idea, potete cercare su Internet qualche video, ne ho visti in giro.


In definitiva, nonostante questo museo, a differenza di molti altri qui, non sia gratis (10 pounds, ouch!), direi che ne è valsa la pena. E credeteci, perché io sono una che ci tiene coi soldi.
Mi piacerebbe parlare di altre piccole cose che ho scoperto sulla Tube e in particolare sulla Piccadilly Line, ma temo che dovrò rimandare ad un'altra volta, anche perché sabato finalmente vado ad Edimburgo e non può mancare un post sulla Scozia prima di salire.

Ah, e finalmente ho trovato un libro sulla storia dell'Irlanda che non fosse troppo grande, anzi, si chiama "101 Cose Che Non Sapevi Sulla Storia Irlandese" quindi è ben suddiviso, spero davvero di riuscire a leggerlo tutto prima di doverlo restituire, oltre a questo ho preso anche un altro libro che sto leggendo ora.

lunedì 23 novembre 2009

Noi, quelli della Piccadilly Line

Ci vedrete particolarmente stanchi, anche dimagriti volendo, e ci riconoscerete, siamo quelli della Piccadilly Line. Siamo noi che, prendendo una delle linee costruite più in profondità, dobbiamo farci molte MOLTE scale. Provateci a scendere a Russel Square e vedervi l'avviso: “Questa scala ha 175 gradini.” Che poi qualcuno asserisce che in realtà siano 177, i coraggiosi che contano. Non che ci abbiano obbligati, ci sono gli ascensori. Ma c'è gente talmente di fretta che non può aspettare e preferisce correre per le scale o chi, come me, ha semplicemente paura degli ascensori. Non siamo neppure gli unici, a quanto ho visto neanche la Northern Line scherza con le scale, ma noi siamo noi.
Siamo i privilegiati di Covent Garden, anche se poi c'è scritto che la sera e nei weekend dobbiamo evitare di scendere lì e magari preferire Leicester Square (effettivamente vicinissima) o Holborn e farcela a piedi.
Siamo quelli che si mescolano ai turisti e fanno lo slalom tra le valigie, perché il nostro capolinea a Ovest sono i Terminals di Heathrow.
Siamo quelli che quando devono cambiare a Green Park devono farsi il giro di mezzo mondo, ma in fondo ci fa mantenere in forma.
Siamo quelli che quando arrivano a King's Cross se ne accorgono per le pareti tutte sgarrupate, manco fosse una stazione di Silent Hill (il videogame), o almeno lo eravamo fino a qualche giorno fa. Ora siamo quelli che a King's Cross non possono scendere più, perché stanno rifacendo le pareti alla stazione, quindi il treno rallenta ma non si ferma e poi riparte.
Siamo quelli che la corrente di vento in alcune stazioni (tipo Holloway Road) ci piega ma non ci spezza.
Però siamo quelli più belli, perché la nostra linea è quella blu scuro!



----- Note finali:
Questo post vuole essere ovviamente ironico, ma prima di concludere c'è qualcosa che vorrei ricordare.


7 luglio 2005: Londra è attaccata da alcuni terroristi. Quattro britannici musulmani colpiscono il sistema di trasporti. Tre di loro prendono la Tube, uno solo su di un bus. Uno di questi, Germaine Lindsay, sale su un treno della Piccadilly Line diretto verso Ovest. La sua esplosione è quella che causa più danni; la ragione sta nel fatto che, come dicevo prima, la Piccadilly Line è una delle più profonde, mentre le altre due esplosioni avvennero su due treni della Circle Line, una linea di poco sotto la superificie, dove i treni corrono parallelamente, per cui risulta più “aperta” e più larga.


La Piccadilly ha singole carreggiate chiuse e strette. Nell'esplosione tra King's Cross e Russel Square morirono 26 persone più l'attentatore, su di un totale di 56 (compresi i 4 attentatori) quel giorno. I soccorsi inoltre furono particolarmente difficili sempre a causa della profondità e della ristrettezza del tunnel. Just not to forget.